Italiani Ovunque, Patrizia La Daga “Motiscause, artista italiano a Barcellona”, Julio 2016

Motiscause, artista italiano a Barcellona

http://www.italianiovunque.com/2016/07/artista-italiano-motiscause/

Si chiama Michele Rossi, ma nel mondo dell’arte è conosciuto come Motiscause. Originario di Pisa, con studi all’Istituto Europeo di Design di Milano e alla facoltà di architettura dell’Università di Firenze, questo artista italiano vive da dodici anni a Barcellona dove, con la sua socia e compagna di vita, Francesca Regni, marchigiana, laureata in arte contemporanea a Bologna e con esperienze di lavoro in gallerie d’arte, ha stabilito la sua base creativa che poco a poco lo sta portando a farsi notare in giro per il mondo.

Un suo dipinto è esposto alla Sydney Mishkin Gallery di New York, dallo scorso maggio allo SheShanMOCA, il museo d’arte contemporanea di Shangai, la mostra Subjective Reality ospita alcune sue opere fotografiche, mentre il Museu del Disseny di Barcellona nel 2015 ha accolto una delle sue realizzazioni più particolari, Sons de Paper, un trittico composto da disegni di grande formato, dai quali si propaga un suono registrato con microfoni posti sui pennelli durante la fase di lavorazione.

Alcune opere di Motiscause esposte al museo d'arte contemporanea di Shanghai

Motiscause davanti al suo trittico Sons de paper, esposto al Museo de Disseny de Barcelona

L’origine del nome Motiscause

Incontro Motiscause e Francesca Regni, infaticabile promotrice del lavoro del suo compagno, per farmi raccontare il loro percorso di vita e la prima domanda che pongo all’artista italiano non può che riguardare l’origine del suo nome così, particolare.

“Da bambino – racconta Motiscause –  mentre i ragazzi più grandi del paese in cui vivevo erano al bar, prendevo le loro moto Vespa per farmi qualche giro in campagna. Spesso tornavo sporco di terra così, tra moto e mota, che nel nostro dialetto significa fango, hanno cominciato a chiamarmi “motis”. Negli anni novanta ho aggiunto il “cause” ed è nato così il mio nome d’arte a cui sono molto affezionato”.

Motiscause, Città_03, 2015 Tecnica mista

Uno showroom diventato opera d’arte

L’intervista si svolge nel loro showroom, un locale al primo piano di un antico palazzetto, in pieno centro storico di Barcellona, laddove la città diventa un dedalo di vicoli e si vive in pieno la multiculturalità che la caratterizza.

Lo studio è di per sé un’opera d’arte ed è proprio Motiscause, le cui doti artistiche, oltre alla pittura e alla fotografia, abbracciano anche la scultura e il design, a raccontare come ha trasformato un vecchio magazzino in disuso da anni, in un’accogliente galleria d’arte dove si organizzano eventi ed esposizioni.

Uno scorcio dello studio di Motiscause completamente ristrutturato

“Nel 2007 l’agenzia immobiliare a cui mi ero rivolto per cercare uno spazio per poter lavorare, mi portò in un magazzino chiuso da 35 anni e stracolmo di scaffalature di legno fino al soffitto. L’incaricata dell’agenzia aprì la porta, mi diede una torcia, visto che non c’era la corrente elettrica e mi disse che mi avrebbe aspettato fuori. Appena entrai, nonostante i corridoi angusti, la polvere e il costo elevato per il lavoro di ristrutturazione che avrebbe richiesto, sentii che quello era il posto per me, così lo affittai”.

Un artista italiano poliedrico

Motiscause, aiutato qualche collaboratore occasionale, smonta pezzo a pezzo gli scaffali del magazzino e in quasi due anni con il legno ricavato realizza il pavimento, i soffitti, i mobili e completa l’arredamento con oggetti riciclati, che restaura personalmente. Lo spazio, “lavorato come se fosse un quadro”, come ama dire Francesca Regni, poco a poco prende forma e conferma che incasellare Motiscause in una sola categoria artistica è impossibile. Artigianato, restauro, architettura, design, pittura, tutte le discipline per questo artista, che ama ripetere “la fotografia è la mia penna per scrivere”, sono un campo in cui sperimentare.

“Per recuperare l’investimento – spiega Motiscause – il mio showroom è diventato uno dei primi spazi di co-working di Barcellona. Qui lavoravano architetti, designer e pubblicitari. Ho affittato le scrivanie a professionisti di tutto il mondo ed è stata un’esperienza che mi ha arricchito molto e mi ha permesso di sviluppare notevoli contatti”.

Con orgoglio Francesca Regni, mi mostra le vecchie foto del magazzino invaso dagli scaffali e racconta il momento in cui la sua strada ha incrociato quella di Motiscause:

“Ero a Barcellona già da anni, lavoravo a un progetto del Macba (il museo d’arte contemporanea di Barcellona, ndr) e collaboravo con una rivista d’arte italiana. Nel 2011 ero in cerca di un lavoro che mi desse più soddisfazioni e mi capitò di trovare l’annuncio di un artista che aveva bisogno di una responsabile della comunicazione. Mandai il mio curriculum e dopo il colloquio cominciammo subito a collaborare”.

Artista italiano a Barcellona

In breve il rapporto tra l’artista italiano e Francesca Regni va oltre l’ambito professionale. Spiega Francesca:

“Ho creduto subito nel lavoro e nel talento di Michele, il fatto di essere entrambi italiani in terra straniera ha sicuramente favorito la nostra relazione. Io mi occupo della comunicazione, gli eventi, il sito internet, i concorsi… Siamo soci e il nostro è un lavoro di squadra”.

Motiscause, che si mostra orgoglioso del lavoro della compagna, non può che confermare la loro sintonia:

“Francesca è il pilastro della nostra società, tra noi non c’è sovrapposizione di ruoli”.

Come vive a Barcellona un artista italiano

Nonostante i diversi progetti che portano l’artista italiano e la sua compagna a programmare soggiorni all’estero per presentare i propri lavori, la base resta a Barcellona, una scelta dettata dall’alta qualità della vita che offre questa città.

“Di Barcellona amo molto la luce e il mare. Io voglio vivere solo in città di mare e se dovessi tornare in Italia andrei a Livorno, che ha la stessa luce di Barcellona”

dice Motiscause, spalleggiato da Francesca, che nei suoi primi anni a Barcellona ha vissuto nel quartiere della Barceloneta, a due passi dalla spiaggia.

“Oggi però credo che la scelta di continuare a vivere a qui – riflette Francesca – non dipenda più solo dal mare, ma sia strategica. A Barcellona, si può avere una buona qualità di vita con poco, anche se qualche aspetto negativo c’è, per esempio il carattere chiuso dei catalani che a volte rende difficile integrarsi nei loro gruppi”.

Qualche pecca la deve pure avere questa meraviglia di città, ormai così amata dagli italiani…